
Foto di gruppo e un cammino da orientare
di Padre Gianfranco Matarazzo, SJ
Meditazione ispirata a Genesi 11,27–12,4
Immagina di avere tra le mani una foto di un gruppo di persone a te care, amici, familiari. Quali le zone d’ombra? Quali i punti luminosi? Da dove ripartire per orientare il tuo cammino?
Ascolta la meditazione…
*Foto designed by ChatGPT – Musica Watercolor Lilies di Aaron Kenny (Raccolta Audio YouTube)
Introduzione
Benvenuto! Benvenuta!
Questa meditazione ti invita a fare come Abramo: guardare con lucidità la tua storia, con le sue ricchezze e le sue fatiche, per rimetterti in cammino. Trova una posizione comoda, chiudi gli occhi per qualche istante e, quando te la senti, inizia.
Ecco ora il brano su cui ti invitiamo a soffermarti. Leggilo lentamente. Descrive una foto di famiglia. Non ti fermare davanti ad eventuali resistenze, perplessità, difficoltà a capire. Procedi lentamente sino in fondo.
Dal Libro della Genesi (11,27-12,4)
27Questa è la discendenza di Terach. Terach generò Abram, Nacor e Aran. Aran generò Lot.
28Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach, nella sua terra natale, in Ur dei Caldei.
29Abram e Nacor si presero delle mogli: la moglie di Abram si chiamava Sarài e la moglie di Nacor si chiamava Milca, che era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca.
30Sarài era sterile e non aveva figli.
31Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarài sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nella terra di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.
32L'età di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì a Carran.
12,1Il Signore disse ad Abram: «Vàttene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò.
2Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione.
3Benedirò coloro che ti benediranno e maledirò coloro che ti malediranno, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».
4Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran.
Ecco ora la preghiera.
Si ispira alla tradizione spirituale di Sant’Ignazio di Loyola e segue una particolare struttura.
Inizia con una breve Preghiera preliminare
Chiedo a Dio nostro Signore la grazia che tutte le mie intenzioni, il mio agire e la mia dimensione interiore siano dedicate solo all’incontro con Lui.
Segue il Primo passaggio introduttivo:
è la composizione vedendo il luogo in cui si colloca la preghiera.
Immagino di tenere tra le mani la “foto di famiglia” della mia vita, in questo momento. Ne fanno parte, non solo i miei familiari, ma anche la mia comunità, il mio gruppo di lavoro, le mie amicizie più importanti. Osservo i volti, le posture, i legami.
Questo è il luogo della mia preghiera.
Segue, ora, il Secondo passaggio introduttivo:
è la richiesta di una grazia.
Chiedo a Dio nostro Signore la grazia di leggere con sincerità e senza giudizio questa mia “foto di famiglia“, per riconoscerne i punti forti e i punti deboli e provare a capire come ripartire.
Sin qui c’è stata l’introduzione alla preghiera. Ora c’è la parte più importante: i cosiddetti punti di approfondimento. Ne proponiamo tre.
Primo punto – Guardare la foto (cfr. Gen 11,27-30)
Il primo sguardo sulla famiglia di Abramo sembra promettente: c’è una guida sicura e autorevole, Terach; ci sono i suoi tre figli, tra cui il primogenito e successore, Abramo; sono schierate più generazioni; c’è fierezza e uno sguardo verso il futuro.
Guardo ora la mia foto: com’è composta? Chi ha un posto d’onore e chi sembra ai margini? Quali sono le spinte vitali, le consolazioni, i progetti che vedo? Ringrazio per questa ricchezza.
Ora, guardo più a fondo. La Bibbia annota subito anche delle crepe: uno dei figli di Terach, Aran, che muore prematuramente; un nipote, Lot, figlio di Aran, che viene inserito nella foto ufficiale di famiglia, nonostante i nipoti fossero tanti; e soprattutto una sterilità che blocca il futuro (Sarai, la moglie di Abramo, era sterile).
Ritorno alla mia foto: riconosco con onestà anche le fatiche? Una ferita che fa ancora male? Un progetto che non è decollato? Quali sogni o desideri sento sopiti? Una “sterilità” che sperimento? Provo a sentire il peso di queste dinamiche, senza spaventarmi.
Secondo punto – Il viaggio interrotto a Carran (cfr. Gen 11,31-32)
Spinto da tutto questo, Terach cerca di reagire a quelle difficoltà crescenti e prende l’iniziativa: parte con la sua famiglia e la sua comunità verso Canaan.
Colpo di scena: il viaggio si ferma a metà. Si stabiliscono, infatti, a Carran e lì Terach muore, senza raggiungere la meta. Un buon progetto che si arena.
Penso alla mia vita. Ci sono delle “Carran” in cui mi sono fermato? Dei cammini iniziati con slancio che poi si sono bloccati?
Quali sono le situazioni in cui, oggi, mi sento fermo, senza una direzione chiara? Cosa mi trattiene qui? Una paura del futuro, una comodità del presente o forse la voce di chi mi suggerisce di non muovermi?
Terzo punto – L‘ascolto che rilancia (cfr. Gen 12,1-4)
È proprio lì, in quella situazione di stallo, forse dopo anni di silenzio, che Abramo vive un’esperienza interiore e, in particolare, comincia a sentire nella sua vita una voce nuova. Non è ancora del tutto chiara.
Al tempo stesso, non è una voce che lo accusa per il fallimento, ma che gli apre un futuro: «Vattene dalla tua terra… verso la terra che io ti indicherò».
Questa esperienza di ascolto cambia tutto e lo rimette in movimento. Abramo riconoscerà gradualmente in quella esperienza il Signore.
Penso alle esperienze di ascolto che hanno segnato la mia vita. Spesso sono nate in momenti di crisi o di difficoltà? Cosa mi ha permesso di ascoltare?
E oggi, in questa mia “Carran”, quali “rumori”, dentro o fuori di me, coprono la voce del Signore?
Provo a chiedere: Signore, cosa mi stai dicendo? Da dove mi arriva la tua voce?
Quale passo, anche piccolo, mi inviti a fare? Non una soluzione totale, ma solo il prossimo passo. Che sapore ha? Di libertà? Di sfida? Di fiducia?
Colloquio
Parlo con il Signore, come un amico parla a un amico. Lo ringrazio per il dono della mia “foto di famiglia“, con le sue luci e le sue ombre. Gli affido le mie “Carran“, i luoghi dove mi sento bloccato. Soprattutto, lo ringrazio perché la Sua voce non smette mai di raggiungermi, proprio lì dove sono, per invitarmi a riprendere il cammino.
Concludo con un’Ave Maria.
Un pensiero per il cammino di oggi
La promessa di Dio non cancella la fatica del viaggio, ma la abita. Provo a custodire questa certezza: anche nella mia “Carran”, in questo preciso istante, c’è una Parola che mi invita a un passo possibile.
Quale gesto, anche piccolo, può essere, oggi, il mio ascolto e la mia risposta?
Cliccando sull’icona è possibile scaricare la traccia di preghiera in formato pdf.
(Istruzioni per la stampa)

Il passo possibile di oggi, per me, è piccolo ma molto concreto: scegliere una mia “Carran” e fare un gesto che rompa appena l’immobilità.
Sono in una fase in cui:
• vedo bene le mie ricchezze (famiglia, lavoro, fede, capacità di cura);
• sento anche crepe e sterilità: progetti affettivi arenati, sogni rallentati, stanchezza, qualche “viaggio interrotto”.
La Parola non mi chiede di risolvere tutto, ma di fare un solo passo. Oggi potrebbe essere:
• Un gesto di relazione: contattare una persona con cui il rapporto è tiepido o sospeso (un amico, qualcuno che mi manca) con un messaggio semplice, senza chiarire tutto, solo per dire: “Ci sono, ti penso”. È un “vattene” piccolo: uscire dal ripiegamento, riaprire un varco.
Oppure
• Un gesto di ascolto vero: ritagliarmi 10 minuti solo per rileggere la mia “foto di famiglia” e scrivere su un foglio, davanti al Signore, una sola “Carran” dove mi sento bloccato e una frase di consegna: “Signore, qui mi sento fermo. Non so come ripartire, ma ti ascolto qui”.
L’importante non è l’ampiezza del gesto, ma che non resti teorico: che io possa dire stasera, onestamente, “oggi ho fatto questo piccolo passo in risposta alla voce che sento”.
Un caro saluto
Giovanni
È così potente da essere entrata direttamente nel mio cuore. Grazie