
Colloquio davanti a Gesù crocifisso
di Padre Gianfranco Matarazzo, SJ
Preghiera guidata
“Lasciarmi amare?”. Ti sei mai posto questa domanda nel profondo del tuo cuore? È possibile accogliere un amore così totale, così gratuito, specialmente quando ci sentiamo indegni o pieni di difetti? Cosa significa, concretamente, che la morte di Gesù è “per te”, oggi, nella tua vita?
Introduzione
Questo testo non è solo una preghiera da ascoltare, ma un esercizio spirituale da vivere. Un colloquio guidato per metterti in silenzio davanti a Gesù crocifisso, ascoltare la sua voce e lasciarti raggiungere dal suo amore che non attende la nostra risposta per donarsi. Usa questa traccia per il tuo momento di preghiera personale.
Nel silenzio di una chiesa
Entro in una chiesa quasi per caso.
Dentro, solo il silenzio. Un silenzio denso, che avvolge ogni cosa.
Mi siedo, perso nei miei pensieri.
Vorrei pregare, ma le parole non arrivano, la sorgente sembra secca.
Vedo da lontano il Crocifisso.
Quante volte mi è capitato di soffermarmi su Gesù in croce…
Mi alzo e vado di fronte al Crocifisso.
Davanti a Gesù crocifisso
Sì, è proprio Gesù nel momento dell’agonia.
Ricordo il Vangelo, la storia della Passione: quante volte l’ho sentita…
Sì, c’erano altre persone che hanno assistito alla sua terribile passione e morte: i soldati indifferenti, mentre giocavano a dadi; i suoi nemici che lo insultavano; le donne in lacrime.
Lo immagino in quel momento, mentre stava cercando con lo sguardo i suoi amici, amici che invece sono scappati via e si vergognavano di lui.
Ha avuto sete. Qualcuno gli ha allungato una spugna impregnata di aceto.
Uno sguardo su di me
Mentre sono immerso in queste immagini, una risonanza, un pensiero mi attraversa, quasi uno shock: non sono io a guardare Lui.
È Lui che, dalla croce, sta guardando me.
Il suo sguardo non è vago: si è posato proprio su di me.
Rimango senza parole.
E continuo a guardarlo, mentre mi guarda in questo modo.
E osservo l’effetto che questo amore provoca dentro di me…
Senza chiedermi niente
Infine, mi soffermo sulla mia vita: tutto ciò che in essa è frustrante… Privo di senso… sprecato…
E di fronte ad ogni scena mi ritorna questo ritornello: “Lui mi vuol bene così, senza chiedermi niente” …
Rievoco tutte le sofferenze che ho patito, causate da me, dai miei difetti…
E di fronte ad ogni scena mi risuona lo stesso ritornello: “Lui mi vuol bene così, senza chiedermi niente”…
Con un filo di voce
Prima di andarmene fisso ancora il Crocifisso…
Mi chiede, con l’ultimo filo di voce:
«Dimmi, vuoi che io ti voglia bene così? Vuoi lasciarti voler bene così?
Io ti voglio bene in ogni caso, te l’ho detto. Il mio amore per te è qui, ora, su questa croce, ed è irrevocabile.
Non ti chiedo di meritare tutto questo. Ti chiedo solo: vuoi accoglierlo?
Vuoi permettere a questo amore, a questa morte, di essere per te?
Lasciati amare. È l’unica cosa che conta.
Se vuoi che questo amore ti salvi, se vuoi che questa morte sia la tua vita, dimmi semplicemente il tuo ‘sì’.»
Una risposta da dare
Che risposta dare?
Posso accogliere il suo amarmi?
Che dico? Non sono sicuro di cosa dire.
E che significa che la Sua morte è per me?
Penso a quale risposta dare a Gesù…
Finalmente, mi decido per una risposta.
Prima di ogni mia decisione
Sto per dargliela, ma mi accorgo che, mentre ero preso dalla mia riflessione e dalla mia decisione, Gesù è già morto: non ha aspettato la risposta: era già pronto.
Mi accorgo con stupore che il suo dono è davvero totale, gratuito e precede ogni mia decisione.
Incredibile: l’amore di Dio per me non è una reazione al mio ‘sì’, ma un’azione che fonda la possibilità stessa del mio ‘sì’.
Rimango a gustare quest’amore, in silenzio…
*Foto di IaiaCurly
Cliccando sull’icona è possibile scaricare la traccia di preghiera in formato pdf.
(Istruzioni per la stampa)

Io sono abituato a stare davanti a Dio in modalità prestazione: esame di coscienza, propositi, “devo migliorare”, “non sono all’altezza”. Qui, invece, il Crocifisso mi spiazza:
• mi dice che conosce già tutto (anche ciò che faccio fatica ad accettare di me);
• mi dice che il mio amore non aspetta il mio cambiamento, non è una ricompensa, ma un punto di partenza.
Dentro di me questo genera:
• sollievo: non devo più “meritare” di essere amato;
• resistenza: accettare di essere amato così, senza condizioni, mi costa più che fare sacrifici.
È come se Gesù mi chiedesse: “Il vero ostacolo non è quanto sei fragile, ma se vuoi o no lasciarti amare così”.
Tutto ciò oggi entra molto concretamente in tre punti:
1. Il mio passato ferito. Quando ripenso a errori, relazioni complicate, scelte di cui mi pento, la mia reazione spontanea è: “Devo farmi perdonare, devo bilanciare, devo riparare”.
Gesù mi invita a fare un’altra cosa:
per ogni scena “sprecata” o dolorosa, ripetere dentro:
“Lui mi vuol bene così, senza chiedermi niente”
Non per negare la responsabilità, ma per non farne il criterio ultimo di giudizio su di me.
2. La mia fatica presente. Nel sentirmi solo, nel cercare una compagna, nel portare il peso quotidiano, posso vivere tutto come “test” da superare per essere un bravo credente.
Il Crocifisso mi dice: “Il mio amore non si attiva quando superi il test. È già tutto qui, ora.”
Questo mi libera dal pensare che la mia dignità dipenda da come va la mia storia.
3. Il mio rapporto con la preghiera. A volte, davanti a Dio, arrivo con mille parole, mille “scuse”, mille promesse.
Qui Gesù mi chiede più un sì che si lascia amare che un elenco di “mi impegnerò a…”.
Anche se il mio sì è timido (“vorrei, ma faccio fatica”), può essere vero.
Il Crocifisso mi spinge:
• Dalla logica del merito alla logica del dono: non sono davanti a un idolo che devo pagare con sacrifici, ma a un Amico che ha già dato tutto, prima ancora che io rispondessi.
• Dal dover cambiare per essere amato all’essere amato per poter cambiare: la conversione non è condizione per l’amore, è frutto dell’amore accolto.
• Dall’autogiudizio alla gratitudine silenziosa: meno processi interni (“non sono degno… non è abbastanza…”), più sostare sotto lo sguardo di Gesù che mi dice: “Io ti voglio bene così, senza chiederti niente”.
Un gesto semplice, oggi, potrebbe essere questo: mettermi qualche minuto davanti a un Crocifisso e dirgli solo:
“Non capisco tutto, ma… tu mi ami così. Io ci sto. È il mio piccolo sì.”
Un caro saluto
Giovanni